Pagina:Senofonte L Economico tradotto da Girolamo Fiorenzi Tipografia Nobili 1825.djvu/94

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

58

che ne hanno solo l’apparenza, e ti donassi monili di simil fatta dicendoti che sono buoni, e vesti che sembrassero di preziosa porpora, ma fossero di colori falsificati, e di nessun pregio. Ed ella a dirittura interrompendomi, che parole son queste, mi disse, guardati bene dall’esser tale, perchè se così fossi non potrei mai di cuore volerti bene. Ma non è egli pur vero, diss’io, o donna, che noi dobbiamo renderci communi le nostre medesime persone? Lo dicono, diss’ella. Ed anche in questa società come mi ti renderei io più caro, se avendo cura di rendere il mio corpo sano, e robusto, quindi mi ti recassi innanzi con un buon colorito, o pure se tingendomi di minio, e ungendomi colla porpora al di sotte degli occhi, così mi accostassi a te ingannandoti, e facendoti vedere, e toccare i1 minio in luogo della mia pelle. Io nel vero, diss’ella, non toccherei più volontieri il minio che te stesso, nè più mi piacerebbe il colore della porpora che il tuo proprio, nè mi sarebbe più grato di vedere i tuoi occhi risplendere per l’effetto del colore postovi al di sotto, che resi vivaci dalla tua buona salute. E quanto a me ancora fa tuo conto, o donna, disse Iscomaco di averle detto, che non sono più amante nè della biacca, nè del belletto, che di te medesima: e siccome gli Dei ordinarono che i cavalli ai cavalli bellissimi sembrassero, e i buoi ai buoi, e gli armenti agli