Pagina:Senofonte L Economico tradotto da Girolamo Fiorenzi Tipografia Nobili 1825.djvu/98

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to, se non che scontratomi poc’anzi nel cavallo dello straniero Nicia, vedendo che molti lo seguivano ammirandolo, e udendo che molto si ragionava sopra di quello, io mi feci da vicino al palafreniere, e lo dimandai, se quel cavallo possedeva di molte ricchezze, e quello a me rivoltosi, come se gli avessi fatto una domanda da pazzo: e come credi tu, mi disse, che aver possa un cavallo ricchezze? Allora io rimasi alquanto sollevato udendo come è egli permesso ad un cavallo, sebbene povero, di esser buono, purchè dalla natura sia fornito di buone qualità. Siccome dunque stimo che a me ancora sia permesso di rendermi buono, per ciò narrami tutte 1e tue operazioni, affinchè in ciò, che udendo potrò apprendere, io ponga mano, incominciando dal giorno di domani a ingegnarmi d’imitarti; perchè questo si è appunto per me un tempo ben convenevole per incominciare a farmi virtuoso. Tu ora mi vai deridendo, o Socrate, disse Iscomaco; tuttavia voglio pur narrarti in quali opere, per quanto posso, mi studio di andar conducendo la vita: e poichè parmi di avere appreso, che gli Dei ad uomo giammai non abbiano consentito di essere felice, senza ch’ei ben conosca quello che gli si appartiene di fare, e senza ch‘e‘prenda cura del come questo mandi ad effetto: e che poi fra quelli che saggi sono, e di fare ogni cosa convenevole si adoperano, ad altri concedano