Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/107

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veglia e sonno lo vedeva ancora riposare profondamente e lei stessa cadeva in un sonno profondo, nero, intenso, di chi ha eccezionalmente consumate le sue forze fisiche e morali.

Quando, alle otto, veniva il dottor Caracciolo, per la visita del mattino, trovava che la madre e il figlio dormivano, vicini, pallidi entrambi.

— Come ha passato la notte? — chiedeva il dottore mentre faceva i suoi preparativi per la causticazione.

— Male — diceva la madre.

— Dormiva, ora.

— Sì, ma è stato male sino alle cinque.

Il dottore piegava un po' il capo, preparando il pennellino.

— È questa galera, — diceva la madre desolata.

— Ma no, ma no — le andava ripetendo il medico — anche a Napoli vi è la difterite.

Che le importava? Ella dava la colpa di tutte le sue angosce alla galera: tanto che, dal primo giorno della malattia di Mario, aveva proibito a Grazietta di fare entrare nessun galeotto in casa, proibito con tale impeto di collera e di dolore che Grazietta se ne era sgomentata e per dare un po' di pranzo a suo marito, il galeotto, gli aveva detto di non venire alle ferriate della cucina, come al solito, ma di aspettarla, a un certo punto dell'isola, dove ella gli andava a portare da mangiare in un piatto coperto.