Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/108

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— Nè suo marito, nè Gennaro Campanile, nè Rocco Traetta, nessuno, nessuno — aveva gridato Cecilia, come se temesse il mal occhio.

Pure, Rocco Traetta, dal giorno in cui era cominciata la malattia del ragazzo, gironzava continuamente intorno alla casa. Aveva tentato di entrare, il primo giorno, ma recisamente e duramente Grazietta gli aveva detto:

— La signora non vuole galeotti per casa.

Egli restava sulla soglia, colpito.

— Ma come sta, come sta, questo peccerillo aveva domandato con un pianto nella voce.

— Male. Preghiamo Dio che lo faccia sanare.

— Preghiamo Dio — rispose umilmente Rocco Traetta.

E dalla mattina alla sera, sfuggiva sempre al lavoro che gli assegnavano, si aggirava intorno alla casa del bimbo, aspettando che ne uscisse qualcuno per domandare. Gli piovevano sul capo punizioni sopra punizioni, egli non se ne curava, dimentico del mangiare e del dormire, pur di poter guardare quel balcone dalle imposte socchiuse, il giorno, donde la sera filtrava un raggio di luce.

— Come sta, come sta? — diceva a Grazietta, ogni volta che la poteva incontrare.

— Ora sta meglio, ora sta peggio, non si può capire; speriamo nella Madonna.

— Speriamo nella Madonna.

Un giorno affrontò anche il medico Caracciolo.