Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/113

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e dalla muta disperazione della moglie, neppure lui osò rammentarle che intorno alla casa vi era un'anima in pena. Silenzioso, cercando di non farsi udire, cercando di non farsi vedere, col fare di un vero malfattore, Rocco Traetta passava la sua giornata nei vicoletti intorno alla piazza, camminando come vedeva comparire qualcuno, sedendosi in terra quando restava solitaria, gironzando distrattamente, scappando dal cortile dove mangiavano, col suo tozzo di pane dove aveva messo sopra il companatico. Egli si ribellava, tacitamente, a qualunque ammonizione, a qualunque punizione dei carcerieri, non gridava, non litigava, ma scappava via sempre, appena che poteva, studiando tutte le malizie, subendo tutte le minacce e tutti i castighi, quando rientrava, muto, purchè lo lasciassero star fuori. Due notti scappò fin anche dal dormitorio, dove era così vigile la sorveglianza, e passò la notte sotto il balcone fiocamente illuminato. Rientrato all'alba, senz'aver dormito, fu incontrato proprio dal carceriere che lo cercava allarmato; e un rapporto fu fatto al capitano Gigli. Pareva quasi che tentasse l'evasione, Rocco Traetta — diceva il carceriere nel rapporto. Il Capitano Gigli gli rispose che non credeva a questi tentativi di evasione, e che lo trattassero con una certa dolcezza, Rocco Traetta. Il suo cuore era doppiamente impietosito, pel bimbo sofferente e anche un poco per quel miserabile tormentato che non aveva pace.