Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/180

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— Debbo andar a prendere il caffè, mi manca...

— Eccoli — disse la signora, cavandoli penosamente di tasca.

Tommasina si tirò la porta dietro. Ma dopo tre o quattro minuti si bussò.

— Chi è? — domandò la fanciulla.

— Sono io, Concettella.

E la serva di Donna Luisa Jaquinangelo entrò, chiudendosi la porta dietro.

— La signora mia vi manda a fare tanti saluti e vi ringrazia del regalo che le avete fatto stamattina, per mezzo di Tommasina.

— Io? — fece la signora trasognata. Vorrebbe sapere, poi, se è lecito, quanto avete vinto e se la somma è forte, vuol sapere se rimanete ad abitare in questa casa. Se ve ne andate, lei deve mettere subito il si loca, perchè ora è ancora tempo buono di affitto.

La madre o la figlia si guardavano meravigliate.

— Concettina, spiegati meglio, perchè mamma non ti capisce.

— Si tratta del terno di stamattina, quello che Tommasina ha trovato sotto il vostro cuscino, e che ha dato anche a noi.

— Ed è uscito? — domandò la signora fattasi bianca come un cencio di bucato.

— Fate vedere che non lo sapete! — disse ridendo Concettella.