Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/53

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— Non è fatica per le vostre mani. Lasciatelo portare a me, questo piccerillo:

— No — disse lei, ancora, incollerita.

— Scusate, scusate l'ardire. Io lo saprei portare senza fatica, il piccerillo. Non abbiate paura — finì di dire con tale tenerezza che la voce pareva piena di lacrime.

— Io non ho paura di niente — disse lei seccamente, levandosi. — Ma non voglio che portiate il piccerillo.

Si alzò, risolutamente, ricominciando con uno sforzo eroico, a spingere la carrozzetta. Egli fece un gesto largo con le braccia; la catena sospesa alla cintura tintinnì sinistramente, ma egli tacque guardando allontanarsi la madre e il figlio. Ella fremeva ancora di collera, come se la medesima umiltà con cui quel galeotto le aveva offerto i suoi servigi, le fosse d'ingiuria. Adesso erano in piena campagna, in una viottola fra i prati, dove venivano a pascere i cavalli di due o tre ufficiali e quelli delle carrette che servivano a trasportare i viveri, dalla spiaggia in su.

— Mamma — disse il bimbo riflettendo.

— Che vuoi?

— Perchè hai detto di no a quel galeotto'?

— Perchè così.

Il bimbo tacque sentendo che la voce di sua madre era turbata.

— Ora sei stanca di spingere la carrozzetta, mamma — osservò lui dopo un poco.