Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/69

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seppe dopo che era morta, piangeva come un bambino. Anche qui piange talvolta, e grida che avrebbe fatto meglio a perdonarle, che le perdona, che la vorrebbe risuscitare e stare sempre insieme.

— Deve essere noiosissimo — osservò l'ispettore, riprendendo la via per tornare agli uffici di direzione.

Tacevano, camminando piano. Una gran dolcezza crepuscolare era intorno e il giorno bigiastro di novembre si attenuava nella sua ultima ora.

— Quanti finestroni sul mare! — disse come fra sè l'ispettore Colonna — e tutta l'isola istessa pare così facile all'arrivo e così facile alla partenza. Com'è che questi galeotti non pensano alla fuga?

— Ci pensano tutti — disse sottovoce il capitano Gigli. — I più tranquilli, i più laboriosi, i più indifferenti, i più distratti, i più ipocriti, ci pensano continuamente. Capite, pare loro di essere liberi, poichè li faccio andare e venire, poichè circolano dappertutto. Ne trovate sempre di costoro che s'incantano a guardare il mare, e io indovino dal loro assorbimento, dalla concentrazione delle ciglia, che calcolano mentalmente la distanza, la profondità dell'acqua, quanto vi è da qui ai Bagnoli, quanto vi è da qui a Procida.

— Eppure sembra poco custodita l'isola.

— Sembra — rispose sorridendo il direttore — ma venite a guardare l'altezza.