Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/68

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— Se ti porti bene, se non ti lamenti sempre come fai, dalla mattina alla sera, quando stai bene e quando stai male, io ti pagherò del tabacco.

— E non ho ragione di lamentarmi, eh, direttore? — continuò a gemere il galeotto — voi siete buono, non c'è che dire, ma vi pare vita da cristiano questa? e questa catena che non ci possiamo mai levare, mai, anche quando il Signore ci castiga, facendoci stare ammalati: oh questa catena, questa catena, venisse un angelo e me la levasse!

Gemeva sempre: ma come ebbe nominata la catena, un profondo sospiro uscì da tutti quei petti, che avevano sulle loro carni il freddo contatto di quel ferro.

— È fastidiosissimo — disse il capitano Gigli, — ma è sempre ammalato, gli fo qualche concessione per questo.

— Gli è morta la moglie mentre era qui? — domandò l'ispettore, mentre scendevano le scale per andarsene.

— L'ha uccisa lui. Era un venditore di neve di Caserta; lo chiamavano Ciccio il nevaiuolo. Costoro, per spezzare il masso di neve, adoperano una larga e tagliente ascia, con cui battono a colpi ripetuti. Con quell'ascia ha quasi tagliato il capo a sua moglie.

— Per gelosia?

— Sì, di un caporale. Lo arrestarono subito,