Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/67

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meno grossolane. Otto o nove galeotti erano ammalati, immobili e silenziosi nei loro letto, pallidi, guardanti il mare che si vedeva da tutte le finestre con certi occhi sognanti. Uno di essi, scarno, giallastro, chiamò il direttore con voce fioca.

— Direttore, direttore, perchè non mi fate fare la carità di un pezzo di carne? Non ne mangio da tanto da tanto tempo!

— L'avrai se il medico l'ha prescritta.

— Fatemi un'altra carità, fatemi piazzare di contro al mare, perchè io possa vederlo; qui gli volto le spalle e mi sento un'oppressione, un'oppressione!

Si lamentava con una piccola voce sottile, gemendo, sospirando, ripetendo le preghiere, ripetendo le parole, dimenando la testa smagrita. Gli altri ammalati che tacevano, lo guardavano con certi occhi meravigliati e infastiditi. L'ispettore, taciturno, girava intorno ai letti, guardando tutto, mentre ancora il galeotto piagnucoloso cercava qualche cosa, con insistenza.

— Ah, non poter neppure fumare la pipa, per digerire quelle quattro fave che ci danno, neppure fare una pipata, con questa bell'aria di mare!

— Non hai tabacco? — gli domandò, con grande pazienza, il capitano Gigli.

— E chi me lo dà? chi me lo vuoi dare, a me poveretto? Se avessi anche la buon'anìma di mia moglie, quella ci penserebbe a mandarmi qualche soldo...