Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/88

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città e campagna, case e carceri, strade e piazzette, era deserto, senza un'anima; si sentiva che la concentrazione della vita di Nisida era in quella piazza e che tutto il resto era un gran paese abbandonato.

Alla comparsa del capitano Gigli fu un silenzio universale: il quadrato si allargò un pochino ed egli vi entrò, sempre tenendo per mano il suo bambino; e vi restò, isolato, guardando in faccia tutta la folla, mentre gli ufficiali, i soldati, i galeotti, tutti quanti, galantuomini e colpevoli, facce oneste e facce criminose, tutte erano volte verso di lui, come improvvisamente sbiancate, nell'attesa di una grande cosa. Egli fece un cenno; il portabandiera uscì dalla fila e si venne a mettere alla sua sinistra; la bandiera italiana fu spiegata e un po' sollevata. Il capitano Gigli, prima di parlare, si volse ad essa e la salutò, portando la mano al berretto; i galeotti, dai berretti verdi e dai berretti rossi, si scoprirono il capo: e restarono così, a capo scoperto, vecchi e giovani innanzi alla bandiera italiana che una lieve brezza sollevava. E per ultimo, il bimbo, lentamente, guardando negli occhi suo padre, si levò il berretto bianco di lana, restando a capo scoperto in mezzo al quadrato. Un grande soffio di emozione era passato su tutta quella gente e il volto del capitano Gigli divenne pallido, mentre schiudeva le labbra per parlare. Tutti lo guardavano, tutti.