Pagina:Serao - Dal vero.djvu/130

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villeggiatura. 127


Viene la cittaduzza di provincia, dove tante volte si ha una casa, parenti, amici, dove si vanno a passare venti giorni per amore o per forza. La città di provincia! roba oscura, grigia, pesante — pretensione di imitare la capitale senza arrivarci: quindi un tentativo di corso, un tentativo di banda ed un caffè dalla dubbia eleganza, in cui si prendono dei miscugli orribili. Nessun giardino, qualche orto molto lontano e anche piantato a cavoli e insalata, piante per nulla ombrifere. Si passano giornate lunghe, eterne, leggendo qualche volume disparato di un antico romanzo, sorbendo a centellini una noia che viene dal cielo, che emana dalla terra, che piove dalle vecchie e tristi mura. Qualche volta si esce per andare a camminare lungo la stazione, a veder passare quel grosso mostro sbuffante che trasporta tanti volti pallidi e melanconici. E si ha l’obbligo di andar vestiti per bene, di dover dare tutte le notizie, di sopportare cento domande insulse sulla città donde venite. E la sera l’oca, il giuoco di penitenza et similia; e non avete nemmeno il dritto di lagnarvi. Siete in villeggiatura, siete venuto a svagarvi! Dopo quindici giorni avete lo spleen, la nostalgia, e l’idea del suicidio si presenta con molta insistenza.