Pagina:Serao - Dal vero.djvu/143

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
140 dal vero.

mettiamo la tua inaccessibilità ai..... visitatori? Virtù questa che ogni autorità dovrebbe avere. Non dubito che sei anche un po’ filosofo, filosofo moderno: me lo indica la nebbia di cui spesso ami avvolgerti e il fumo superbo di cui t’incoroni. Quando poi entri nell’esercizio delle tue funzioni e cominci piacevolmente a gittar fuoco e fiamme, allora diventi proprio una persona rispettabile.

Ma ahimè! tutto decade, tutto passa, tutto si trasforma: le mode, la gioventù, i capelli, gli affetti ed anche i vulcani. Col pressoio della civiltà (carino, quel pressoio, neh? sovratutto nuovo), con la ginnastica del ministro De Sanctis e col realismo che ci piove da tutte le parti, non ci riconosciamo più. Tu stesso, fiero, selvaggio e solitario Vesuvio, pensi a civilizzarti e ci neghi la tua eruzione: rimangono inutili le pressioni, le notizie premature, le preghiere, gli inviti gentili, l’affluenza dei curiosi; la stessa luna si è decisa ad intervenire, e tu continui ed essere in isciopero! Perchè?

Capisco che sette anni fa, volendo compiere il tuo dovere, adoperasti troppo zelo e commettesti cose indegne di un gentiluomo. Mi ricordo quei giorni — che scompiglio, che baraonda, che confusione! Il mondo alla rovescia, uno scombussolamento generale: i professori di matematica impallidivano, gli alunni erano licenziati dalla scuola, le madri non sorvegliavano più le figliuole, le mogli si gittavano nelle braccia dei mariti, gli amici si abbracciavano cordialmente, i vetri tremavano e di notte ci si vedeva meglio che di giorno. Ma dopo vennero le critiche dei giornali, le imprecazioni de-