Pagina:Serao - Dal vero.djvu/145

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monotone; il cielo sempre sereno, il golfo sempre incantevole, i pomidori sempre eccellenti: sbadigli. Il sole va, viene, fa le smorfiette dietro qualche nuvola, pare che voglia andarsene e non tornare più, ma sono moine: ritorna e sempre col medesimo viso. La luna.... ma non parliamo di persone inutili. Tutto è cadenzato, registrato, previsto: nessuno scandalo, duelli..... leggieri, avvenimenti straordinarii pochini, le signore tutte in campagna o chiuse in casa per far credere che sono partite. Ci fu una, lotta amministrativa, ma ci si è campato fin troppo sopra ed ora è posta nel dimenticatoio; le alluvioni sono durate tre giorni, la quistione d’Oriente non attecchisce, quella del gran Caffè non interessa. Leda è risanata, i giovedì di ottobre riescono freddi e stentati. E Napoli sbadiglia a canto fermo, come se la sua Università, le sue accademie, i suoi concerti musicali ed i suoi Circoli fossero aperti ed in seduta permanente.

Non ti narro poi in quale stato di afflizione si trovino alcune classi sociali: primi i giornalisti, ma specialmente i cronisti. Esseri infelici, destinati a soffrire le più crudeli ansietà per la cronaca dell’indomani, girovagando pallidi e con l’occhio smarrito in cerca di notizie. Il loro pranzo, il loro teatro, i loro sonni innocenti sono turbati dal pensiero fisso, dominante della cronaca: e pensare che senza tuo grave incomodo, tu potresti sollevarli! Vengono gli innamorati: per essi, poveretti, è finita la bella stagione di estate e con essa i colloqui acquatici, le passeggiate alla Villa, le escursioni in barca, le serate trascorse sui terrazzi: non vi è più