Pagina:Serao - Dal vero.djvu/225

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sua licenza, le donne di casa vostra che debbono uscire, vanno, vengono, si chiamano, si rispondono, gli usci si aprono e si chiudono, i bambini gridano. Per salvare la testa, dovete mettervi il cappello e andar via!

— Bel rimedio! — disse il pittore. — Per le strade vi è una folla irritante; certe figure esotiche, mai più viste; corpi tozzi o stranamente prolungati; volti stupidi, siano quadrati o tondi; occhi a fior di testa, fisonomie senza un’espressione purchessia. Battaglia atroce di colori che s’insultano e si sberleffano, tavolozze oltraggiose che farebbero inorridire il più compiacente degli impressionisti!

— Alla passeggiata della riviera di Chiaia — aggiunse con voce languida la signorina elegante — vengono fuori certe carrozze da nolo dove sono issate almeno quindici persone fra genitori, bambini, zie, nipoti e serve; certe vetture noetiche con qualche rispettabile coppia preistorica, che serba il costume antidiluviano della trottata domenicale; schiere di collegiali, pallidi e meravigliati adolescenti, vi impediscono la strada; si ammirano abiti fenomenali e cappelli mostruosi su cui sono riversati intieri giardini; si veggono vetrine di gioiellieri portate dignitosamente dalle mogli dei medesimi. Di domenica è meglio fuggire il corso e andarsene in campagna.

— Non esiste campagna di domenica — affermò gravemente il letterato. — La città la invade, la distrugge. Non si trova un palmo di verde solitario, non un angolo silenzioso; i praticelli sono presi d’assalto, le colline brulicano di gente, le taverne