Pagina:Serao - Gli amanti.djvu/72

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62 Il perfetto amante


persona gli apparteneva: figuratevi, dunque, quale violenza io doveva fare a me stessa per non vederlo, per non scrivergli, per non pronunziare neppure il suo nome. L’ambiente del suo amore perdurava, intorno a me. Egli continuava ad apparire, dovunque potesse credere che io andassi, e dovetti, man mano, quasi chiudermi in casa, o uscire per vie deserte e lontane, abbandonando tutti i comuni ritrovi. Egli continuava a scrivermi e io non aveva modo d’impedirglielo, mentre m’imponevo delle pene atroci per non aprire le sue lettere che erano intatte in un cassetto. Tutte le vie, tutte le case, tutte le cose mi ripetevano un episodio del nostro amore: egli aveva messo il suo amore dappertutto: egli seguitava a farmi giungere l’eco della sua passione, come se mai mi avesse tradita infamemente, vigliaccamente. E tutto, senza lui, mi sembrava ombra e silenzio: inutile ogni dolcezza della vita; inutile il lieto trascorrere del tempo; inutile la mia esistenza istessa. La vista di qualunque uomo mi disgustava: Massimo Dias, il