Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/109

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per monaca 105


Difatti dopo aver abbracciato e baciato tutte le sue amiche, una dopo l’altra, con quella effusione chiassosa che le persone corrette le rimproveravano, tenendosi stretto al seno un grosso fascio di giacinti, bianchi, rosei, violetti, una rarità in autunno che ella aveva portato per Olga, Eugenia andò a sedere in un cantuccio, con Giulio, tutta beata, scambiando con lui, ogni tanto una parola, crollando il capo con dolcezza, mentre Maria Gullì-Pausania la trovava più sartina che mai; era uno scandalo amarsi così pubblicamente. Ora le ragazze, le signore, i giovanotti che venivano a salutare Olga Bariatine che partiva pel suo viaggio di nozze, erano divisi in due o tre gruppi, chiacchierando, ridendo, bisbigliando, indifferenti all’agitarsi dei viaggiatori che affluivano: sottovoce, per non far sentire a Giulia Capece, Anna Doria narrava che mademoiselle Charlotte, la sarta del passage Verdeau a Parigi, poverina, era fallita, per colpa di Giulia; le aveva fornito, in due anni, centomila lire di vestiti, non aveva mai potuto avere un centesimo; aveva continuato a fornire vestiti, sperando nel prossimo matrimonio di Giulia, ma invano, matrimonio non se ne faceva, e Charlotte, poverina, aveva sospeso i pagamenti. Ma Rocco Caracciolo non si decideva a sposar Giulia? — domandava Tecla ad Anna. — No, no, Caracciolo aveva un legame altrove.

— Che cosa altrove? Chi, altrove? — chiesero le quattro o cinque ragazze, prese dalla curiosità.

— Una ballerina, la Fiammante: non poteva staccarsene, era proprio un legame serio. —

E le ragazze, un po’ chinando gli occhi, un po’ ar-