Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/166

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162 nella lava


pizza esercitava sul suo stomaco atonizzato una strana attrazione. Le ragazze, parlandone,, facevano gli occhi dolci dolci e rovesciavano un po’ il capo: tanto che fu lì per lì deciso di andare dal pizzaiuolo, al vico Freddo a Chiaia: esse acconsentirono subito: queste piccole cene, queste scappatine notturne solleticavano la loro fantasìa di attrici da burla. La madre non diceva mai di no: le ragazze si buttavano sulle spalle certe mantelline di lana rossa, un po’ teatrali; il contino Girace, sempre corretto, offrì il braccio alla vecchia, i due giovanotti alle ragazze, e le tre coppie si avviarono nelle ombre molli della notte napoletana.

Concettella Sanges schiattava di dispetto, aveva creduto che Jacobucci la guardasse, si era lusingata di togliere il fidanzato a Elena De Pasquale; ma era stata una illusione. Ora; tutte le sorelle mormoravano contro le ragazze Galanti, che tutta la sera avevano tenuto circolo, mostrando le scarpette di pelle dorata, agitando e facendo tintinnire i braccialettini d’argento, tutte brune ma simpaticissime, specialmente Riccarda: Emilia Galanti aveva accanto il suo dottore in chirurgia che avrebbe sposato l’anno seguente: Riccarda più vivace, più spiritosa, ne teneva a bada due o tre, di corteggiatori, amandone forse un quarto, in segreto; e le Sanges, maliziose, avevano scoperto che Mariannina, la più piccola delle Galanti, filava con un piccolo tenente, appostato di rimpetto, che non la perdeva mai d’occhio. E le mormorazioni crescevano, Carolina massimamente, arrabbiata con Carluccio Finoia, era diventata implacabile.