Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/182

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178 nella lava


si lasciò piegare e andò a confubulare con la signora Concetta Caputo e con Enrichetta, per avere almeno qualche oggetto indispensabile.

Madre e figlia fingevano la disinvoltura, ma erano turbate: una sedia, appartenente alla suocera del maggiore era stata fracassata, in un giro di galop, e si sarebbe dovuta ricomprare, all’indomani, per restituirgliela: le steariche avevano soltanto due dita di altezza: i lumi a petrolio si affiochivano: Matilde Tuttavilla aveva spezzato due corde del pianoforte, per pestare troppo forte: e a mezzanotte, certamente, la vedova del colonnello si sarebbe messa alla finestra, a gridare contro tutto quel chiasso notturno, come aveva fatto l’altro sabato, che era dovuto andar da lei Arturo Ajello, per persuaderla a tacere. Pure le due donne fecero buona faccia a Gennaro che chiedeva loro un cuscino, uno specchietto, un candeliere con la candela accesa. Mentre si facevano i primi giri del ballo, Enrichetta cercò tutte quelle cose: portò prima a Gennaro una bugia di ottone opaco, con un mozzicone di candelotto. Due cavalieri erano presentati a una dama, con due nomi di fiori, rosa e gardenia: ella sceglieva la gardenia, ballava col cavaliere che portava questo nome, l’altro che aveva la rosa, portava la candela dietro alla coppia danzante, tutta la sala rideva alle sue spalle; egli stesso fingeva di ridere, per aver l’aria di persona spiritosa, ma lo sfortunato si rodeva per quella ingiustizia del destino. Gaetanino Ceraso, portando la candela dietro a Margherita Falco e al suo fidanzato che la sorte aveva riuniti, fece ogni sorta di lezii, di smorfiette per espri-