Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/197

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I.

Mentre suonava la campana delle otto, nel corridoio lunghissimo, stretto, molto buio, cominciarono a penetrare le alunne. Dalla porta che dava sulla scala, incorniciata da una raggiera di ferro, per dare un po’ più di luce a quel budello umido di corridoio, venivano le alunne esterne; dalla porta opposta, piccola e socchiusa, che dava sul convitto, comparivano le convittrici, a due, a due. E subito, nel senso della lunghezza, due immense file si formarono: lungo la muraglia sinistra, chiusa, eguale, senza una porta, tutte le esterne; lungo la muraglia destra, tagliata da quattro porte, le tre stanze dei corsi e la direzione, quattro porte chiuse, si misero le convittrici.

— A noi, signorine! — aveva già esclamato tre volte l’alunna De Donato, una giovanottona di ventotto anni, avellinese, che aveva dovuto debuttare come cantante e poi aveva perso la voce.

Ma le alunne interne non udivano il segno: le esterne seguitavano a chiacchierare fra loro, coi cappellini ancora sul capo, i paltoncini abbottonati, le

13 — Il Romanzo della Fanciulla.