Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/206

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202 scuola normale femminile


derata come una gran signora: e aveva l’aria realmente signorile, una grossa testa bruna e ricciuta, larghi occhi verdi, un sorriso lieve lieve, una grande eleganza di movimenti: ma il suo immenso vantaggio era appunto quell’orologetto d’oro, che cavava fuori ogni minuto. Qualcuna aveva osato sussurrare, in classe, che Costanza Scalerà, era sorella di una rammendatrice di maglie di seta; ma era sembrata una calunnia, di fronte a quell’orologetto d’oro, così aristocratico.

Ora, la personcina nera era arrivata in capo al corridoio, camminando lentamente: in un angolo vi era una vaschetta di zinco, dipinta in azzurro; un rubinetto male chiuso vi gocciava dell’acqua, come una lagrima rara; al robinetto, per mezzo di una catenina metallica, era attaccato un secchietto di piombo. La personcina, vedendosi sola, si azzardò ad aprire il rubinetto, lasciò scorrere prima un po’ d’acqua per risciacquare il secchietto, poi bevve. Ma l’acqua era calda, com’è sempre quella che sale su con la pompa, e aveva il cattivo sapore metallico delle acque conservate. Ella chinò il capo e lasciò cadere il secchietto: ridiscese verso la porta di entrata, gettando un’altra occhiata timida verso il terzo corso, dove non sarebbe mai entrata, se il direttore non veniva. Qualcuna delle ragazze si era seduta: Giuseppina Nobilone perdeva la testa, pensando che forse sarebbe stata chiamata da quattro professori a dire la lezione e guardava con occhio inebetito il suo fascio di libri; De Sanctis, seduta, con le mani in un vecchio manicotto lavorato a maglia, di lana nera, guardava fissamente il muro e ripeteva mentalmente un brano del Passavanti;