Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/213

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scuola normale femminile 209


tutta letteraria, tutta poetica dell’armonia nella educazione. Faceva sempre così. Estrada. Era uno spirito superiore, più versatile che profondo, un parlatore brillante: e costretto dalla necessità a insegnare pedagogìa alle ragazze del terzo corso, egli disprezzava palesemente quell’incarico, e sè stesso che lo compiva. Già, dalla prima lezione dell’anno, egli aveva sbalordito le sue alunne, spiegando loro l’inutilità della pedagogìa: e quello scetticismo amabile persisteva in tutte le sue spiegazioni; a proposito di tutto, del metodo di lettura, dei sistemi froebellani, a proposito di Pestalozza e di Ferrante Aporti, egli improvvisava un discorso brioso o sentimentale che partiva dalla pedagogìa e arrivava chi sa dove, a Goethe, a Pulcinella, a Beaumarchais. Estrada era ancora giovine, un bell’uomo dalle fedine bionde che appena si cominciavano a brizzolare, dal sorriso ironico, dalla voce vibrante. Estrada era amato da tutto un gruppo di alunne, Carmela Fiorillo, Ginevra Barracco, Alessandrina Fraccacreta, Carolina Mazza, perchè erano sentimentali anche loro, perchè quella parola calda, un po’ scomposta, un po’ paradossatica, rompeva la monotonìa affogante delle altre lezioni. Anzi si diceva che Teresa Ponzio, la piccolina, fosse innamorata morta del professore, si diceva che Teresa Ponzio gli scrivesse lettere infuocate, che aveva l’audacia di compiegare nel còmpito di pedagogìa. Ma le studiose, Giuseppina Nobilone, De Sanctis, Cleofe Santaniello, Emilia Scoppa, Checchina Vetromile, non potendo seguirlo in quel vagabondaggio fiorito, sentendo di non conoscere la pedagogìa, sgomentandosi innanzi al programma del-

14 — Il Romanzo della Fanciulla.