Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/79

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per monaca 75


e il coraggio degli uomini, la bellezza, la virtù, la pietà delle donne: sempre un Cantelmo o una Cantelmo morivano di morte violenta. Una disgrazia terribile aveva portato via la madre di Angiolina: e già un fratello e una sorella bellissimi, biondi e rosei, erano stati colpiti dalla tisi. In quanto ad Angiolina, due anni prima l’avevano fidanzata a Giorgio Serracapriola, un giovanotto bello, ricco, elegante, scettico e indolente: ed ella, piamente, da buona ed onesta fanciulla si era messa ad amare il suo fidanzato. Il matrimonio era andato a monte, per questioni d’interesse, fra il padre di Giorgio e quello di Angiolina; Giorgio era partito per un viaggio, in yacht, un po’ indifferente, in fondo, — ella aveva taciuto, non si era lagnata, non aveva detto una parola con nessuno; a chi gliene parlava, rispondeva con un sorriso pallido e si faceva sempre più sottile, sempre più rosea, come un cero. Aveva sempre freddo, però, e parlava a voce bassa. Diceva a Eva Muscettola che pel primo decembre, si poteva contare per l’inaugurazione dell’ospizio: ma che intanto otto o dieci delle fanciullette da ricoverarsi, bisognava che si cresimassero. Bisognava trovar le madrine, pregar monsignor Arcivescovo di scegliere una chiesa privata: il discorso divenne generale, ognuna delle lavoratrici offrì di far da madrina, anche le due Sannicandro lo dissero, ambedue, insieme, come una lezioncina, anche Elfrida Kapnist che molti accusavano di essere protestante, scismatica, turca o peggio: solo Maria Gullì-Pausania si rifiutò: in verità non poteva accettare di esser la madrina di una straccioncella qualunque.