Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/80

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76 per monaca


— Non potremmo fare la funzione nella cappella Cantelmo? — domandò Eva ad Angiolina.

— Si, se volete. Ma quelle bimbe si sgomenteranno. È così triste quella nostra cappella, e poi così fredda, così fredda!

— Non ascoltate voi la messa lì dentro, ogni domenica?

— Si, per obbligo, — rispose Angiolina, — ma io preferirei una chiesetta qualunque, dove ci entrasse il sole. Papà è sempre reumatizzato, quando esce di là, e Maria tossisce.

— Tu non tossisci mai, nevvero. Angiola? — chiese Eva, levando il capo da certi asciugamani, a cui annodava la frangia.

— Io? no, mai. Sto benissimo, io, — e sorrise fievolmente, increspando una gonnelluccia.

— Ecco qui la fidanzata, ecco la sposetta, — strillò, entrando, Anna Doria, trascinando Olga Bariatine, la biondina grassottella, con la bocca simile alla rosa e i dolci occhi bigi. La sposina chinava il capo, arrossendo, tutta confusa, abbracciando le sue amiche che l’avevano circondata, avendo i lagrimoni negli occhi; specialmente Eva, la buona, che le teneva un braccio al collo e le veniva ripetendo, sottovoce, come se pregasse per lei:

— Iddio ti assista, Iddio ti assista, cara, cara, cara....

— Sapete perchè Olga si marita così presto e con tanto suo piacere, signorine? — strillò Anna Doria, mentre tutte riprendevano il loro posto e il loro lavoro.