Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/140

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per un catalogo 93

e quivi trasfigurandosi, non perdeva forma però e durava e ancora dura?

Ho dimenticato in questo momento tutto quello che in lui era contingente e limitato e personale; non ricordo più, da me a lui, nè la distanza immensa dell’ingegno, nè gli svantaggi della cultura, nè le differenze delle opinioni e del gusto; voglio che tutto ciò sia fatto vano, e solo mi resti presente l’uomo della mia razza e della mia religione, il testimonio e il compagno, col quale mi sarà dolce vivere e morire.

Io mi sento vicino a lui in tutto quel che più mi importa, nel leggere un libro e nel tollerare la vita.

Un sentimento profondo uguaglia noi ai nostri fratelli che sono stati e a quelli che saranno: al padre Omero quando spande il suo dire in mezzo agli uomini che se ne vanno come le foglie della primavera; e a Saffo che parla alle Pleiadi scintillanti, e a tutti gli altri che sono venuti sopra questa terra nella cara luce del sole a soffrire e a amare e a godere le cose belle che ci sono, e così, parlando con voce tranquilla e con chiari occhi riguardando i compagni e il mondo, sono passati come anche noi passeremo. Perennis humanitas!

Ad essa appartiene il Carducci; per essa io lo onoro.

Egli votava la sua vita a questa religione, con animo schietto e libero e non intronato da nessuna eco di torbidi entusiasmi o di orgie e di non virili invasamenti. Sapeva di essere un uomo, non immortale, ma chiamato alla fine; sentiva nel passato e in grembo alla terra le sue radici, e il suo destino in mezzo agli nomini. Dopo di che egli lui atteso al compito che la natura gli mostrava