Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/206

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


SGVEKI.NO FERRARI 159 >t lealmente dalla prima interrogarmi, e seguono versi oziosi («ed il fecondo amore dolce a spe¬ rare! lia- die gli apparecchi 'novelli rami de la pianta onore ? »). Nella terza pare che si segniti nel pensiero dei figli; ma è tutt’un'altra situazione, con la madre alzata in su l‘ aurora e mesta, che viene da un'ul¬ tra poesia (e precisamente ila : « Senti la mamma già per la (;ndna ») ; e il discorso si trascina iner¬ te fino a quella cara immagine dei fanciulletti presso i nonni, e poi ricasca nel comune conven¬ zionale di tutta l'ultima strofe: Verso il tuo I>etto inclina la cervice e t’inghirlanda con le mani sanie. Unità c’è solo nelle poesie perfettamente fredde e retoriche, negli sciolti al Mazzoni e allo Strac¬ cali, in Apollo c Dafne, in Pane (che non è da confondere tuttavia con le altre per la fatturai, nelle ultime due parti del Vanto degli argini di Peno, e così via; ma quella è unità meccanica di prosa versificata. Cattiva prosa, potete aggiun¬ gere ; chè quando Severino si mette a riflettere ■sui contrasti sociali, o a ragionare dei destini della poesia, quella che altrove era semplicità cara (pii diventa puerile. Del resto è così per tutto; nei sonetti, nelle quartine, nelle ballate, nelle canzoni; ogni pe¬ riodo metrico, talvolta ogni frase, ogni verso sta (la sè ! e dall'uno si passa all’altro senza ragione altro che estrinseca; e un pezzo ti par bello e l'altro brutto, ma del tutto insieme non sai che dire; poiché consistenza poetica non ne ha. l'iiì mi accosto alla line di questo discorso, e meno contento mi trovo. l’are che alcuno da qual¬