Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/207

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ICO SCRITTI DI RENATO SERRA che parte mi chieda se c’era bisogno di usare tanta asprezza di giudizi sommari sopra questi poveri versi, che già non hanno fatto male nè invidiato nulla mai a nessuno, nè gloria, nè for¬ tuna, nè (►ramai un |x»co di sole; e almeno mi dovrebbero esser sacri, come tìori secchi della gio¬ vinezza. Penso un pocoNsu questo; e poi non mi di¬ spiace più di avere fatto tanto. I limiti segnati voglio che dall'ima parte dimostrino il line e il difetto; ma dall’altra circoscrivono quasi il ter¬ reno proprio, dove Severino è in casa sua e non teme insulti. La sua bontà non è schiettamente poetica; ma essa è morale, e anche letteraria. L'affezione ch’io gli porto non resta senza gione. S’incontrano nella storia figure che sembrano vivere fra gli uornimi <• "li avvenimenti come la chiosa sul margine del libro. Ogni età ne pos¬ siede: ligure velate e abbozzate appena, incom¬ piute e sorgenti in una ombra vaga. Se cercate di fermarne i contorni, durate fa¬ tica a trovarli, ('he cosa hanno fatto, che cosa hanno scritto, in quale opera hanno lasciato im¬ pronta più certa di sé? Non si sa. Si trova il nome, pronunziato con rispetto, con simpatia, con desiderio; da uomini che oggi noi ammiriamo per grandi : ma tutto ciò dura solo negli episto¬ lari, nelle opere minori, negli angoli riposti della storia letteraria. Sono nomi senza corpo; la loro consistenza è rada e fuggitiva, fatta più che altro