Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/216

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SEVEIUNII KKIÌHAIU 1(19 Mi |lince di ricordare altri versi, dove le mi¬ gliori qualità- di lui sono adunate come in breve spazio ; e la florida elocuzione accompagna come una carezza la sensualità sana e affettuosa del giovine e dalla gioia del dir bene e dal pensiero d’annrxre l'animo di lui si trova quasi (natural¬ mente sollevato alla forma e all'orma del maestro : Debbo (Urti <11 gigli fatto, boi letticeiuolo si pieno di profumi tiepidi u cosi bianco, quatid'ella il roseo vólto, levando dal lenzuolo e su '1 guancia! poggiando il rilevato fianco riflette ne i begli occhi dolci il desio d’amore, ella fra bianchi gigli nuovo purpureo fiore?! Cosa ammirabile-e consolante! Piccola cosa in cui la imitazione carducciana (avete sentito il lettore delle Odi. Barbare sulla fine) si confonde con la morbidezza dello studioso di canti popo¬ lari e toscani, e tutto insieme questo riesce poe¬ sia; e rende a noi non solo il piacere della cosa felice, ma anche la soddisfazione di sentire che alla (ine la probità e l’onestà e la fatica messa nell’arte con animo puro possono sempre, una volta o l’altra, quando la. fortuna e i limiti del¬ l'argomento secondino, riuscire alla sospirata bel¬ lezza. Ma qui alla nostra descrizione accade un chia¬ rimento. Ho accennato alla imitazione carduc¬ ciana. Bisogna aggiungere che rii questo punto in fuori che ho citato, e di pochi altri che ognuno ravvisa, essa non ha luogo nei versi di Severino, f; un’altra parte simpatica del suo carattere. Accogliendo così profondamente in sè l’effi¬ cacia ideale del maestro, egli non toglieva poi materialmente da lui se non poco o nulla. For¬ mava sull’esemplare della prosa di lui il suo seri¬