Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/215

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1(58 SCRITTI 111 I1BNAT0 SEliiiA Ognuno lui sentito Iti gaiezza (li suono e di moto nel terzo e nel quarto verso.... Volevamo ri¬ leggere senza fastidio di chiose, e non ci vien più fatto. Pare che queste piccole cose abbiano biso¬ gno d’essere assaporate un poco per volta, fra una chiacchiera e l’altra come frutto gustato in com¬ pagnia d’amici. E così si vuol notare la malin¬ conia che è diventata scherzosa, e poi rider A in una fantasia molto amabilmente goliardica ; in¬ tendete per goliardica quella innocente bizzarria di amici letterati, che qui fiorisce nei ricordi delle belle novelle antiche, tra il fare popolaresco e quel del Pulci. Perch'io son I.lomhruno ; e se donna Aquilina m'ha dato il caro amore e in esso «li consolo, pur tengo il par d’iisatti; cammina che cammina, arrivo insiem co ’l vento; e in dosso ho il terraiuolo con che, non visto, o amici, a voi sono presente : e fo come la spugna che lieve e non si sente. E poi viene il momento della poesia. La de¬ scrizione della città, con la sua bella simmetria e aurea mediocrità di elocuzione, è quasi cornice entro cui si riaffaccia il paese amato, così sem¬ plice e povero ; ma la retorica del principio rende più caro in fine il cuore, cuor di fanciullo che ri¬ corda. 10 se Palermo è bella, e da per tutto suona che quattro strade in croce partono la città, e un giro d'alti monti le fa reai corona formando l’aurea conca felice d’ubertà : 11 cuor, elle in picciol borgo nacque, pur là rimase, ove non è che uri argine, cinque olmi e quattro case. Ci potremmo fermare come al testamento poe¬ tico e quasi all’epitaffio di Severino.