Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/223

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


170 SCRITTI ni 1:10NATI i SEItltA dentro, nel suo cuore. Severino non l’aveva, e si dovè fermare. Parve che si vuotasse a un tratto, non solo delle musiche pascoliane, ma di tutta la poesia. In i] uegli ultimi sonetti della Spezia si sente il venir meno di lui, come se inciampi e cada. Tace per lungo tempo, e quando riprende non par più quello. 1 sonetti ultimi fiorentini e bolo¬ gnesi sono tutt’altra cosa; che anche quando è ben fatta, come una prosa studiata, non ci rende tuttavia il poeta giovine che abbiamo amato. Non mi curerò di sottolineare difetti, che sono evi¬ denti, bontiV particolari di elocuzione o nobiltà di intenzione: nomino, per un certo debito di gratitudine, il sonetto su Garibaldi, di cui al¬ cuni versi mi sono rimasti nella mente, da molti anni ; e uno è bello : rosso, irto, con piglio di looue. Ma ora, ripensando e guardando il tutto in¬ sieme, ognuno si accorge che il valore di quest’ul- tinia parte dell’opera di Severino non è nei pregi, che pur si potrebbero illustrare con un poco di buona volontà : è in qualche cosa di più alto. Si sente che gli ultimi sonetti, col desiderio che ci fanno rinascere dei versi primi, e il lungo silenzio e tutto questo quasi difetto e fallimento dell’antica promessa, riescono infine a rendere alla figura di lui il suo valore vero, quel significato e iiuella forma propria che le assicura una durata anche pili lunga della nostra affezione. Il valore di lui insomma non è solo nei versi e negli scritti ; ma è in tutta insieme la sua reli¬ gione dolce e santa di innamorato della poesia, e di fedele dell-uomo che a lui rappresentava la poe-