Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/253

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20(1 SCRITTI 01 RENATI! SERRA poi il nulla torna a esser corpo, sostanza ili silen¬ zio c ili fugacità, visione mollile e labile come li- cosi* che appaiono tra il vetro e l'ombra, ferme (in clic l'occhio sfa fermo; e a ogni tremar delle pal¬ pebre si ili sperili >no in tremoli» lame dentro la tra¬ sparenza. ('oine cerchio ila cerchio e suono ila suono, sorgono l'uno dall’altro piccoli drammi dentro la niente e si dissolvono i* tornano a formarsi intorno al punto che mai non muta, lineila che aspetto o quella che ho scordato, quella in cui mi riposo <> quella a cui non voglio pensare o quella che è ri¬ tornata improvvisa attraverso il buio ilei sonno? Cassano a una a una, e ognuna è la prima e la sola, il pensiero si attacca a quel punto unico, come la bocca alla bocca; guarda la faccia e ode le parole, ripete l’incontro e ricomincia il dialogo, lo ripete e lo ricomincia, lo tenta e lo moltiplica, lo abbandona e lo sopprime e poi lo ritrova e lo rinnova tante volte, fin che l’incanto è esaurito; si scioglie, si rompe, si disfa come una bolla d’aria scolorata; e non ne resta pili niente, è distrutto; è soltanto la contentezza vaga e amara che sia di¬ strutto; la contentezza così intenta e così fissa che a poco a poco lo torna a creare.... Una e un'altra e un'altra.... Quale è la gioia e quale è la pena, quale è la vera, quale è la mia? Tutto è uguale, avere e perdere, sperare e temere; godere e soffrire. Ma ch’io guardi, ch’io senta, ch'io pensi ; ch’io abbia dinanzi a me 1111 riso un viso 1111 profumo, qualche cosa che mi attiri o che mi fngga, qualche cosa a cui mi possa attaccare colla carne con l'anima, qualche cosa che mi fac¬ cia sentire, nel bene o nel male, attraverso l’in¬ quietudine e al di sopra del piacere, la vita. La febbre, il soglio.,..