Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/412

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LE LETTERE 365 Aggiungete un’altra tendenza, che si potrebbe (lire della reincarnazione degli astratti. Pare che insieme col travaglio di analisi e di dissolvimento, che riduce nella critica- odierna tutte le impres¬ sioni dirette della lettura e della commozione a definizioni e via via a principi spirituali sempre più astratti, sorga anche un bisogno di restituire più profondamente la vivacità e la ricchezza di quelle stesse impressioni. Ed ecco la ragione di quel linguaggio metaforico così violentemente co¬ lorato e ingrossato di aggettivi, con cui i critici possono raggiungere, come dicono, la piena ade¬ guatezza dell’arte: non c'è concetto tanto vasto o finezza psicologica così squisita, che non sia adombrata- con gli aggettivi i più carnali e solari. Un pedante vorrebbe dire che qui insieme con Croce si trova D'Annunzio: abitudine stilistica di risolvere le impressioni in principi astratti, pur conservando pathos- e calore, anzi rendendo a ogni minuzia solennità enfatica, splendore di tragicità, serenità e via via. Ma lasciamo stare i pedanti. A noi basterà- soggiungere, per l’esat¬ tezza, qualche cosa sui risultati e sugli effetti di questa critica. Fin (pii si è parlato dell'iinpostazione dei pro¬ blemi. Che per solito è giusta, almeno fino a un certo punto. Se si paragona-, così a occhio e croce, il modo spregiudicato e disinvolto, come un gio¬ vane oggi, per quanto modesto, avvicina un’opera (l’arte, col modo che avrebbe tenuto uno di cin¬ quanta o (li cento anni fa. bisogna- pur ricono¬ scere che c’è stato progresso. Certi pregiudizi, certi impedimenti, certi veli su gli occhi, che im¬ barazzano talora anche uu Carducci o un Leopar¬ di, noi non li abbiamo più : gli occhi va-n dritti al¬ l’essenziale. Le intenzioni, insomma, son buone.