Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/416

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LE LICITE!;K 369 guaggio e la maniera 11011 muta tuttavia, non muta l’elfetto; e non c'è, in tanta abbondanza di pro¬ duzione critica nè un’opera che resti nè uno scrit¬ tore vero, ("è della dottrina e dell'ingegno, certo; ma niente che superi l'importanza superficiale di una cultura che si elabora e ancora non ha acqui¬ stato figura letteraria, nieutt*,clie non si consumi insieme con l'anno elle passa. J^a cronaca registra dei nomi. Borgese. Bene o male, è il primo, il più noto, quello che possiede meglio il suo pubblico. La sua opera conta qual¬ che cosa, anche per la mole. Lasciamo stare il primo scritto, troppo lodato, sulla critica roman¬ tica, e 1111 disgraziato saggio su Mefistofele; ma uu libretto improvvisato enfaticamente sopra D’An¬ nunzio rappresenta ancor oggi forse di meglio che l'intelligenza italiana abbia potuto intorno all’ar¬ tista più singolare dei nostri tempi; e i tre vo¬ lumi de La Vita e il Libro sono una cosa solida, che conserverà ancora per un certo tempo il suo interesse: non ci sarà in tutta la serie una pa¬ gina buona, o un saggio che si possa dire felice, ma il cattivo gusto e le volgarità particolari fini¬ scono per comporre un qualche cosa di forte, in cui la nostra cultura si ritrova caratterizzata e descritta chiaramente. Quel che noi abbiamo ca¬ vato dai libri e dai movimenti spirituali degli ul¬ timi anni, da Croce a D'Annunzio, da Rollami a Kipling, è tutto lì ; è poco forse, e rivela le qua¬ lità sommarie e vili della nostra ambizione; ma ne rivela anche lo sforzo e l’acume’e la prontezza. Sappiamo bene che Borgese non è un critico, nel senso sincero. 15 un lettore grossolano, senza delizia di impressioni precise; i particolari gli sfuggono. Tutto in lui è approssimativo, anche l’impressione della tecnica; pare qualche volta che 24. - Senili di Remilo Serro. - I.

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