Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/419

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SCI!ITTI DI RENATO SERRA Tutta la fatica <li Borgese resta così un poco al di tuoni, à còlè; tanto della letteratura, che del pensiero. Ila capito uu po' lutto, ha turbato, sfio¬ rato, intravisto tante cose; non se ne è appro¬ priata nessuna. Il meglio di lui restano i tentativi generici,1 intorno a questioni di cultura, piuttosto che di critica ; pagine sul nazionalismo, la polemica con Croce ; e il più bel saggio critico è quello su Jean- Christophe, che è, appunto, un episodio o una crisi di moralità letteraria, forse più che di arte. In ogni modo, egli è l’ideale, a cui poco o tanto si conformano tutti, e adesso ha trovato la sua perfezione commerciale e definitiva nelle colonne del Corriere. Si è imborghesito un poco, si è fatto più mediocre, più anodino; cura un po'più la frase, e un po’ meno l’antitesi, ha messo da parte certe audacie, e certe mordacità ; compie U mira¬ colo settimanale di costruire un buon articolo, con niente. Ma è sempre il maestro, ("è nel pubblico l'im¬ pressione confusa che tutti «^1 i altri critici giovani — fuor che Occhi — siano soltanto un Borgese pallido e povero, che non è arrivato a realizzami, fi la maniera che s’impone, tinelli che ne restano fuori, non rappresentano una superiorità o una differenza intima, ma piuttosto un difetto, un qualche cosa di arretrato e indebolito, oppure un conato leggero, di desideri e qualità superficiali, che non riescono a prender corpo. Fu il tentativo, poniamo, delle Cronache Let¬ terarie, verso una critica più letteraria e più 1 Anche i giudizi sopra gli scrittori come i tersone, temperamenti, hanno unii precisione pratica che non è mai nei giudizi di stile.