Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/82

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giovanni pascoli 35

Non ricordate il senso della primavera,

Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle,

e altrove,

La zolla già lievita come il pane
al solicello e screpola e si sfa?

A qualcuno torna a mente Virgilio,

Vere novo gelidus canis quum montibus humor
Liquitur et Zephiyro putris se gleba resolvit.

Dove poi ci sarebbe da chiedere chi ci contenti meglio, il moderno o l’antico....

Questi invero ha posto due tratti generici, le nevi che si sciolgono, la terra che si rammollisce, per circoscrivere una convenzionale primavera. Ma l’altro pare che egli con le sue stesse viscere siasi fatto terra; e se prima aveva suggerito con le parole la dolcezza dell’ora e dell’aria, dopo ha realizzato tutto intero il suo oggetto, nel suono di quel primo verso che gonfia già e leva il riccio come la crosta soffice, in quel solicello, in quello screpola, in quello sfa, che hanno quasi nella nostra bocca il sapore della terra rintenerita.

Se non che io provo a tornare su questo confronto più volte, con animo riposato. Virgilio non mi stanca, mai,

(liquitur et Zephyro putris se gleba resolvit),


io mi dico e mi ridico questo verso con un piacere che a ogni volta è più grande.