Pagina:Settembrini - Protesta del popolo delle Due Sicilie.djvu/21

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mento ed alle persone reali si debba fare il presentate armi. Il Re libera il tenente, e con un rescritto comanda che si faccia questo onore anche alla Vergine. Così egli stassene in un’estasi beata; e quando il popolo grida miseria e cerca pane, egli risponde: Sono i peccati, confessatevi, ed avrete la provvidenza.

Ecco in qual modo re Ferdinando corrompe ed opprime otto milioni di uomini, come li ammiserisce, come guasta una religione santissima che egli non conosce, come li rende ipocriti e malvagi! Quello che egli fa fanno tutti gli altri i quali mirano in lui, e vogliono piacere a lui. Onde nel reame delle due Sicilie non v’ha più religione, chè i preti l’arruffianano, il Re la svergogna, i ribaldi la vendono, tutti ne usano a loro pro. Or ecco chi è Ferdinando! Egli si è studiosamente affaticato a scegliere la gente più stolta, più malvagia, più perversa, più disonesta, e se ne è circondato, e le ha dato impieghi e potenza. Da lui scendono tutti i nostri mali, da lui apprendono a tiranneggiare i ministri, da lui deriva quella stoltezza, quella inerzia, quella bestialità, che vedesi nelle azioni del governo; egli è il verme più grosso e più schifoso della piaga che ci rode.

E vermi sono ancora il Principe di Bisignano, il Duca di San Cesareo, il generale Salluzzo, il Duca di Ascoli, e tutti gli altri nobili con livrea, che formano la Corte. Gente sciocca ed ignorante a segno che non sa leggere; onde li diresti simili agli arcavoli, se guardandoli in volto non ti accorgessi ch’ei sono plebei, e somigliano agli adulteri servitori delle loro famiglie. Tra essi non ve n’ha uno buono, uno pio, uno che abbia un po’ di senno comune, che consigli un bene: forse fra tutti essi re Ferdinando è il men tristo. Con questa gente e col suo confessore il Re si trattiene, e si consiglia: i negozi dello Stato stanno in mano dei Ministri.