Pagina:Severi - Elogio città di Arezzo.djvu/13

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le vetuste memorie e le occasioni di una maggior gloria si dileguarono, non egualmente ad Arezzo si tolse la produzione di una nova serie di ingegni, la quale facesse a sufficienza congetturare e quanti poterono esser gl’Antichi e quanti più sarebbero stati i moderni sotto gl’influssi di meno avversa fortuna.

Venendo a rammentarne alcuni bello è il premettere come la madre feconda dei letterati, lo fu anche di quel Romano loro protettore, che il suo privato nome ha trasmesso non pure all’immortalita, ma ad essere come il meglior fregio di un Principe generoso, dai potenti della terra ambito ed assunto. Si, fu egli Cittadino di questa istessa Città, alla quale in alcun modo appartenne ancora l’altro promotore1 dei buoni studj, degno che da lui il secolo della bella italiana letteratura s’intitolasse. Ora muovendo da quelli che la militare arte con lustro seguirono, fra di essi sia primo, il forte dominatore di Pisa e di Lucca Uguccione, dalle speranze di Dante sotto l’allegorico vetro adombrato, che vincitore a Montecatini dalla imminente signoria dell’intera Toscana non per mancanza2 di valore ma per brutto e inopinato tradimento decadde. Ne, assai dopo picciola militar gloria splendè in Alessandro3 dal


  1. Leone X. da Cardinale fu Canonico della Cattedrale Aretina: V. Una nota al racconto di Arcangelo Visdomini.
  2. V. Iscrizione posta al medesimo nel Palazzo Comunale d’Arezzo.
  3. Per le notizie Biografiche dei personaggi che saranno rammentati. V. Saggi di Lorenzo Pignotti e ancor più le prelodate note dell’Ab. Angiolucci.