Pagina:Severi - Elogio città di Arezzo.djvu/2

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Se la lode commendatrice delle grandi opere può talora andar vota di fede tra gl’uomini, questo interviene allorchè annunziala un labbro da fortissimi allettamenti a magnificare adescato. Non che la verità non siasi spesso ingenuamente favellata in mezzo alle tenere affezioni del cuore; ma le umane orecchie studiosa accoglitrici del biasimo altrui, sono altresì della lode sospettose e nemiche, per quello stimarsi che i più fanno nell’abbassamento degl’altri elevati, e nell’elevazione depressi meglio che ad emulare incitati. Questo considerando temo non l’encomio d’Arezzo tessuto da un oscuro suo figlio, sia per apparire esagerato e in molta parte da caldo amore per la Patria ispirato. Se non che Arezzo ignota non è, ne i suoi pregj pochi e meschini; anzi sono essi e per novero e per ampiezza stupendi, sicchè sia facile non parlando di tutti ogni sospetto di esagerazione sfuggire e ad un tempo parlare di tali che meritino l’invidia delle più illustri Città. Però due soli ne verrò brevemente narrando, l’uno della fortezza e generosità degl’animi, l’altro dell’eccellenza degl’ingegni. E poichè il divino Alighieri, che supra ogni altro Poeta somigliantissimo