Pagina:Sextarius Pergami saggio di ricerche metrologiche.djvu/35

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mediam sicalis (107)» per indicare le quattro Staia in più del numero intero di Some. Nella seguente ordinanza dello Statuto più vecchio troviamo la completa enumerazione delle suddivisioni dello Staio. «Item ne aliquis homo Civitatis vel virtutis Pergami qui sit revenditor salis vel blave teneat nec habeat plura Sextaria nec plures rasoras. Et quod dictum est de Sextario intelligatur de Mina et Quartario et Terzario et de Sedecino et de Medio Quartario (108).» Qui ci si presentano due misure che andarono perdute per noi, e delle quali, almeno a noi, non fu dato trovar più traccia nei documenti del secolo seguente, cioè del decimoquarto, e sono il Terzarius (Tertiarius) ed il Medius Quartarius. Quel primo è evidentemente la terza parte dello Stajo (109), come lo indica il suo nome, ed era in uso anche presso i Romani, come si comprende da Catone dove insegna il modo di preservare le vigne dal punteruolo (110); il secondo poi era la mela del Quartarius ed avea la capacità di due Sedecini. Probabilmente queste due misure non si usavano soltanto pei grani, ma sibbene anche pel sale, dove lo smercio giornaliero ed al minuto esigeva naturalmente più picccole e più svariate suddivisioni per meglio assecondare ai bisogni della popolazione: tuttavia, essendo certamente il Tertiarius una misura effettiva del frumento (v. Nota 108), e ad ogni modo, come vedremo, entrando essa esattamente nella divisione ventiquattresimale del Sextarius, abbiamo creduto necessario comprenderla, insieme al Medius Quartarius, nel prospetto delle misure dei grani e dei loro reciproci rapporti , il quale sarà