Pagina:Sino al confine.djvu/84

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I suoi occhi luminosi di sdegno s’incontrarono con gli occhi intelligenti e lieti dell’inquilino di Michela; ed egli, invece di offendersi, le sorrise. Pareva ubbriaco: ubbriaco di gioia, di poesia, di giovinezza; e Gavina si stizzì con Michela, quasi facendole colpa di ricoverare in casa sua un ragazzo tanto sfacciato ed insolente.

— Dopo tutto egli diventerà un grand’uomo, forse un deputato. I suoi professori dicono che non hanno mai avuto uno scolaro così di genio.... E poi fa anche delle belle poesie — disse Michela, per difendersi.

— Anche zio Sorighe è poeta! — ribattè Gavina con disprezzo. — Del resto, buono o cattivo, io non voglio che egli faccia lo spasimante. Tanto io non prenderò mai marito.

— Anch’io....

Questo proponimento delle due ragazze venne risaputo, e nella piazzetta, ove la zia Itria, con grave rammarico della signora Zoseppa, aveva riunito di nuovo intorno a sè il circolo dei giovinastri, se ne parlava spesso con ironia.

Anche la vedova maldicente, visto che il signor Sulis non poteva più ascoltarla, andò a far parte del famoso circolo; s’udirono allora certe belle discussioni tra lei e il reduce. Entrambi frequentavano le udienze della Corte d’Assise, e tutte le sere ne discutevano, difendendo od accusando i delinquenti di cui si