Pagina:Slataper - Il mio carso, 1912.djvu/87

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contento. È contento d’aver appetito. È contento della sua casa, della giovane sposa che lo aspetta alla finestra. Ha il Piccolo ripiegato in tasca e porta un cartoccio di ciliege per il pranzo. — Perchè si sono salutati? Che rapporto vi può essere tra questi due uomini? Tutta la vita è intrecciata così ridicolamente. Nessuno può capire l’altro, ma s’infinge d’amarlo e d’odiarlo. Perchè? L’altro fa un atto e allora si dice che ha fatto bene, che ha fatto male. In nome di che cosa?

Io passo e lascio passare, e guardo questa ignota vita come un forestiero. Io sono qui perchè in questo momento cammino per questa strada e vedo un orologiaio curvo su un panchetto svitare una molla con una piccola punta di acciaio. Tien stretto nell’incavo dell’occhio una lente a tubo, naturalmente, senza increspare un muscolo per lo sforzo. Nella bottega mille pendoli dondano ritmicamente e mille lancette segnano l’ora identica e gl’identici minuti. Tornan da scuola le bimbe del Liceo, a frotte, tutte vestite di turchino, e cianciano occhieggiando di straforo i giovanotti che fanno l’aspetta.

Un ragazzotto spruzza d’acqua il selciato davanti a un negozio, poi entra, esce con una scopa e butta la polvere in mezzo alla strada. Un fiaccheraio dorme rannicchiato nella carrozza, sui cuscini rovesciati, e il cavallo, con il muso insaccato, mastica la biada. I colombi di Piazza Grande ogni tanto si levano a tornio e volteggiano in grandi cerchi, poi ricalano e zampettano fra le fossette d’acqua. Il soldato bosniaco davanti al palazzo della luogotenenza marcia a passi duri, si volta in tre tempi, torna in su.

Dove sono? L’aria calda mi fa socchiudere gli occhi, e cammino trasognato. Cammino lentamente e guardo come un