Pagina:Slataper - Il mio carso, 1912.djvu/88

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forestiero stanco di viaggio, e che tuttavia debba vedere perchè qualcuno lo attende pieno di affetto e interesse. Ma nessuno m’aspetta e nessuno si sederà accanto a me tornato chiedendomi con occhi amorosi: — E dunque? come fu il viaggio?

Io sono solo e stanco. Posso tornare e restare. Posso fermarmi qui in mezzo alla piazza finché il sole mi faccia vacillare e cader per terra; e posso andare fra il frastuono dei carri come nel silenzio della notte, perchè in nessun luogo c’è riposo per questa mia grande stanchezza.



E i carbonai che dalla maona carrucolano le ceste di carbone sul Baron Gautsch mi guardano con quei loro occhi infossati e sanguinosi meravigliandosi del mio interessamento.

Uno tosse, sputa, l’aria gli riporta sul torso seminudo, impastato di carbone e sudore, i lunghi filamenti di mucco e forse egli pensa stizzosamente che io ho compassione di lui.

No, no: io sono indifferente. Soltanto non capisco. Vedo che si lavora intorno a me. Un bastimento greco imbarca grosse travi; due pescatori issano la grande vela scura, sgocciolante; un gelataio grida la sua merce; uno con occhiali neri nota su un libruccio il numero sacchi cemento; un servo di piazza si fa avanti con il carretto rosso; s’accosta, spumando, il vapore di Grado; un manzo tira un vagone carico di balle di cartone. Sul vagone è scritto: