Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/504

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ER VIAGGIATORE


Albano. Chi lo visita, si diletta di mandarvi dentro dei moccoletti accesi sostenuti da pezzetti di legno galleggianti sull’acqua che vi s’interna.</ref>


Roma, 16 novembre 1831 - Der medemo



LE COSE NOVE


 
     Ma ttutte ar tempo nostro st’invenzione?!
Tutta mó la corona je se sfila! 1
P’er viaggià ssolo sce ne sò2 ttremila!
Pell’aria abbasta de gonfià un pallone;
              
     Pe tterra curri scento mijja in fila,
Senza un cazzo3 cavalli né ttimone;
Pe mmare sc’è una bbarca de carbone
Che sse4 spiggne cor fume de la pila.
              
     Ma in quant’ar mare io mo dimannería 5
S’oggi un cristiano co st’ingegni novi
Pôzzi scampalla6 de finí in Turchia.
              
     Perché cquer palo che llaggiú tte covi 7
Poderebbe sturbatte8 l’alegria.
Ggià, ppaese che vai9 usanza che ttrovi.

no match

Roma, 17 novembre 1831 - D’er medemo

  1. Sfilar la corona: metter fuori tutto di seguito.
  2. Ce ne sono.
  3. Affatto.
  4. Si.
  5. Dimanderei.
  6. Possa scamparla.
  7. Ti covi: Covare per “avere sotto„.
  8. Potrebbe sturbarti.
  9. Aiu: trittongo alla maniera dei classici che fecero altrettanto; per esempio: Monosillabo: “un paio di calze di messer Andrea„ (Berni); Dissillabo: “Farinata e il Tegghiaio che fur sì degni„ (Dante); Trisillabo: “Non sia più pecoraio, ma cittadino„ (Berni); “Perch’io veggio il fornaio che si prolunga„ (Della Casa); Quadrisillabo: “Con un rinfrescatoio pien di bicchieri„ (Berni), ecc.