Pagina:Sopra lo amore.djvu/22

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16 MARSILIO FICINO

le orazioni: le quali lette, pregò gli altri convitati, che ciascuno una ne dovesse esporre. La quale cosa tutti acconsentirono: e per sorte quella prima orazione di Fedro toccò ad esporre a Giovanni Cavalcanti: la orazione di Pausania ad Antonio Teologo: quella di Erissimaco, Medico, a Ficino Medico: e similmente di Aristofane, Poeta, a Cristofano Poeta; e così del giovinetto Agatone a Carlo Marsupino: a Tommaso Benci, fu data la disputazione di Socrate: l’ultima di Alcibiade a Cristofano Marsupino.

Questa tal sorte tutti approvarono. Ma il Vescovo ed il Medico, l’uno alla cura dell’anime, l’altro a quella de’ corpi obbligato andare, a Giovanni Cavalcanti loro disputazioni commessono: gli altri a costui voltati con attenzione stettono a udire. Allora in tal modo cominciò a parlare.


ORAZIONE I

Capitolo I

De la regola di lodare amore e de la degnità e grandezza sua.


Gratissima sorte, ottimi Convitati, oggi a me tocca: per la quale è accaduto, che io Fedro Mirrinusio rappresenti. Io dico quel Fedro, la famigliarità del quale tanto stimò Lisia tebano, sommo oratore, che con orazione diligentissimamente composta renderselo benivolo si sforzò: la cui apparenza fu a Socrate di tanta ammirazione, che già appresso al fiume Ilisso dallo splendore di essa commosso, e più altamente elevato, cantò misterii divini: il quale innanzi non solamente delle cose celesti, ma ancora delle terrene diceva sè essere ignorantissimo; dello ingegno del quale tanto diletto pigliava Platone, che i primi frutti delli studii suoi a Fedro mandò: a questo gli Epigrammi, a costui le Leggi di Platone, a questo il primo libro di Platone che trattò della Bellezza, il quale Fedro si chiama. Con ciò sia adunque che io si-