Pagina:Sopra lo amore.djvu/32

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26 MARSILIO FICINO

Capitolo II


Come la bellezza di Dio partorisce lo amore


E questa spezie divina, cioè Bellezza, in tutte le cose lo Amore, cioè desiderio di sè, ha procreato. Imperocchè se Dio a sè rapisce il Mondo, e il Mondo è rapito da lui, un certo continuo attraimento è tra Dio e il Mondo, che da Dio comincia e nel Mondo trapassa, e finalmente in Dio termina: e come per un certo cerchio donde si partì ritorna. Sì che un cerchio solo, è quel medesimo da Dio nel Mondo, e da il Mondo in Dio: e in tre modi si chiama. In quanto ei comincia in Dio e alletta, Bellezza in quanto ei passa nel Mondo e quel rapisce Amore in quanto, in mentre che ei ritorna nello Autore, a lui congiugne l’opera sua. Delettazione Lo Amore adunque cominciando da la Bellezza, termina in delettazione. E questo intese Jeroteo e Dionisio Areopagita in quello inno preclaro, nel quale così questi Teologi cantarono Amore è un cerchio buono, il quale sempre da bene in bene si rivolta. E necessario è che lo Amore sia buono, con ciò sia che egli nato da Bene si ritorni in Bene. Perchè quel medesimo Dio è la Bellezza, il quale tutte le cose desiderano: e nella cui possessione tutte si contentano sì che di qui il nostro desiderio s’accende. Qui lo ardore degli Amanti si riposa: non perchè si spenga, ma perchè egli si adempie. E non senza ragione Dionisio agguaglia Iddio al Sole. Imperocchè sì come il Sole illumina i corpi e scalda: similmente Iddio, lume del vero agli animi concede e ardore di carità.

Questa comparazione del VI Libro della Repubblica di Platone, certamente in questo modo, come udirete, si trae. Veramente il Sole i corpi visibili crea, e così gli occhi coi quali si vede: e acciocchè gli occhi veggano, infonde in loro spirito rilucente: e acciocchè i corpi siano veduti, di colore gli dipinge. Nè ancora il proprio raggio agli occhi, nè i propri colori a’ corpi, a lo offizio del