Pagina:Sotto il velame.djvu/51

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la selva oscura 29

di Dante, quale è a lui rimproverato da Beatrice, l’altra definizione di S. Agostino, il quale chiama la prudenza “un amore che per un certo suo fiuto (sagaciter) sceglie ciò che aiuta da ciò che impedisce„.1

Chè la gentilissima dice:2

                              Per entro i miei disiri
               . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
               quai fossi attraversati, o quai catene
               trovasti...?

Non ne trovasti, ella viene a dire. E séguita:

               E quali agevolezze e quali avanzi
               nella fronte degli altri si mostraro...?

Non si mostrarono, ella intende. Dunque gli rimprovera d’aver trovati impedimenti, dove non erano, e agevolezze, dove non si mostrarono, e gl’impedimenti, nella via che conduceva al bene, e le agevolezze, dove? in una selva aspra e forte.

Era dunque il suo, difetto di quello amore che scevera le agevolezze dagli impedimenti; cioè di prudenza. E nessun’altra parola, fuor che questa d’imprudenza, alcuno potrà mettere come postilla all’ultimo rimprovero di Beatrice, quand’ella, nella sua gloria e nella sua felicità, mostra così mesta pietà per il suo amatore:3

               Ben ti dovevi, per lo primo strale
               delle cose fallaci, levar suso
               di retro a me che non era più tale.

  1. Summa l. c.
  2. Purg. XXXI 22 segg.
  3. Purg. ib. 55 segg.