Pagina:Sotto il velame.djvu/529

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INDICE-SOMMARIO


la selva oscura . . . . . . . . . . . . . . . .

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 I. Dante viene a dire d’essersi smarrito adolescente, non ostante che adolescente non fosse: il suo fu uno smarrirsi proprio dell’adolescenza; e anche il sonno è indizio d’essa, e le false imagini di bene sono le blande dilettazioni proprie d’essa. —  II. Fu un traviamento scusabile con l’eta e causato dalla semplicità del cuore (appetito), che s’ingannava; come si vede dall’esempio della Vita Nuova: ciò, non ostante la gravità dei rimproveri di Beatrice. —  III. La terribilità delle espressioni Dantesche si spiega con raffronti del Convivio. —  IV. L’oscurità della selva significa il manco di discrezione proprio dei fanciulli; e l’anima non riparava questo difetto con l’ubbidire. —  V. Quel difetto è manco della virtù di prudenza, poichè incostanza fu quella di Dante. —  VI. Si smarrì, non avendo la virtù che dirige; in una selva oscura, non avendo il lume; e amara come la morte, perchè il difetto di quel lume equivale al peccato d’origine; ed e perciò anche servitù; e perciò il limbo è una selva anch’esso; e v’è il sonno. 1 —  VII. Nella notte pietosa lo rimise in via la luna, che è la prudenza senza la quale non è liberta d’arbitrio, come si conferma dall’interpretazione di Par. 27, 124 segg. —  VIII. Dante, dunque, traviò per il difetto di prudenza, e si ritrovò per il racquisto di quella; e così travia il genere umano, per il difetto di quella virtù che ha da essere dell’imperatore. 2 Ma se nella selva non è alcuna virtù, non è nemmeno il vizio: è il peccato originale, non l’attuale.

  1. Si aggiunga che Dante dice d’essere stato cieco, allora. Purg. XXVI 58. Vedi a pag. 285 nota 1.
  2. Cfr. a pag. 173 e cfr. Par. XIII 104.