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Pagina:Sotto il velame.djvu/86

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64 sotto il velame

passuri e seguire la croce non ancora apparsa, è ben più difficile che seguire la croce già apparsa e credere nei passi piedi!

Ma vi è, con le somiglianze, una differenza grande tra gli sciaurati e i parvoli innocenti coi quali si trovano gli spiriti magni. Ricordiamo il pensiero di Dante, riguardo alla nobile virtù; alla virtù, senza cui si è vili. Alla nostra anima fu dato lume, per discernere il bene e il male, e, perciò e con ciò, libero volere. Or questo lume è oscurato in chi non ebbe il battesimo, per via del peccato d’origine; e, quello non risplendendo, non si ha libero volere,[1] nè ragione di meritare. Chè non è, in essa anima, la virtù che consiglia,[2] la quale col battesimo s’infonde. Ora nei non battezzati, sì parvoli sì spiriti magni, chè, mesto e dolce, Virgilio sè accomuna a quelli, quando dice,[3]

               quivi sto io coi parvoli innocenti;

nei non battezzati non fu quel lume e quella virtù consigliatrice; e perciò nè libero arbitrio nè ragion di meritare; ma, o atti di libero arbitrio non poterono fare, perchè furono morsi subito dai denti della morte, o d’altra colpa non si resero rei, se non di quest’una che è degli uni e degli altri; della colpa umana,[4] volontaria bensì ma, misteriosamente, volontaria. Fuor di quella, i parvoli furono innocenti, e gli spiriti magni furono senza vizio e seguirono le altre virtù, fuor delle tre sante,[5] e sono perduti non per altro rio.[6] Gli sciaurati invece il lume

  1. Purg. XVI 75 segg.
  2. Purg. XVIII 61 e segg.
  3. Purg. VII 31.
  4. ib. 33.
  5. ib. 34 e segg.
  6. Inf. IV 40.