Pagina:Specchio di vera penitenza.djvu/189

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distinzione quinta — cap. vi. 161

de' segreti della coscienza, e però si debbono segretamente i peccati manifestare al confessoro, ch’è giudice de’ segreti. Onde i peccati manifesti si debbono segretamente confessare, e segretamente giudicare. E però, se ’l prete avesse veduti o uditi i peccati della persona che si confessa, non la dee prosciogliere s’ella non gli confessa segretamente colla sua bocca. Ben puote il prete, se la persona non gli dicesse o per vergogna o per dimenticanza, recargliele1 a mente. La tredecima2 condizione che dee avere la confessione, si è lacrymabilis; che sia lagrimosa e dolorosa: come abbiamo essemplo di san Piero, e di santa Maria Maddalena, i quali amarissimamente e con doloroso pianto3 piansono i loro peccati. Onde san Gregorio, sponendo quella parola del Profeta: Potum dabis nobis in lacrymis, in mensura (la quale è sposta di sopra), dice: Secondo la misura della colpa dee essere la misura del dolore; che tante lagrime di compunzione l’uomo bea, quanto diventò arido e secco da Dio4 per la colpa. Contro a questo fanno molti che, quando si confessano, ragionano come se recitassono una storia, sanza alcuno dolore o lagrime di compunzione. Non facea così santo Iob, il quale dicea: Loquar in amaritudine animoe meoe: Io dirò il mio peccato in amaritudine dell’anima mia. La qual parola spone san Gregorio, e dice: Egli è di necessità che ’l dolore apra e

  1. Così ancora nel Testo; nè fa d'uopo tornare a mente degli studiosi le osservazioni fatte dai grammatici intorno all'uso del gliele.
  2. Il Testo delle Murate qui pone: la quattordici — la quindici — la sedici — la diciessette. — Tredecimo (addottato dagli editori del 25, avendo gli altri: terzadecima), come ci mostrano la Crusca e le Giunte Veronesi, è voce dell'ottimo secolo; e Tridecimo adoperava, sul cadere del 16°, Jacopo Pitti, nell'Apologia de'Cappucci (in Archivio Storico Italiano, tom. IV, par. II, pag. 324).
  3. Così il nostro; e gli altri: con dolorose (o dolorosissime) lagrime.
  4. Così tutti; nè il nostro genio c'inclina a farci interpreti nè apologisti di una tanto antibologica locuzione.

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