Pagina:Specchio di vera penitenza.djvu/349

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trattato della scienza. 321

borsa. Quel medesimo si dice del danaio primo offerto alla Croce el venerdì santo, e dell’erbe tenute e côlte quando si canta il Vangelo o la Passione; e di simili cose. E se le parole di Dio non hanno virtù e efficacia a tali effetti, molto meno quelle d’uomo o di femmina che si dicano in incantesimi o in iscongiuri di serpenti o d’altre bestie, di malori o di qualunch’altra infermità. Il nome di Dio e del nostro Signore Iesu Cristo, l’aiuto della Vergine Maria e degli altri Santi, divotamente e puramente, sanza niuna osservanza o vana superstizione, si dee invocare in ogni necessità corporale e spirituale. E quello ch’è detto delle parole, similmente si dice del digiuno, del silenzio, delle messe, delle ’nvenie, dell’andate fatte sotto certe osservanze di tempo o di novero, credendo che altrimenti non fossono valevoli: come si dice de’ dodici lunedì di santa Caterina, del venerdì di santo Niccolao e delle messe di san Gregorio, de’ mercoledì di san Lorenzo, del silenzio de’ dieci mila Martiri, e di tutte simili cose.1 E non si dice però, che le messe e ’l digiuno e l’orazioni e gli altri beni non sia bene a fare; ma quelle osservanzie del tempo o del novero o di certi modi non sono né liciti né buoni.2 E che la vanità e la cupidità delle genti mortali voglia por legge alla divina giustizia, e che per loro opere o per loro parole o loro andate o loro offerte si traggano in fra certo tempo anime di purgatoro, quest’è grande presunzione e pericoloso errore3 a credere o a dire. L’osservanzia del tempo, cioè in che dì o in che ora o in che punto altri imprenda4 a fare alcuna cosa di nuovo; come sarebbe, intrare

  1. Non sarà forse stata osservata la mancanza o soppressione di quest'ultimo pezzetto, da come si dice sino a simili cose, nell'edizione nel primo secolo e in quella del Salviati. Soltanto le parole de' dieci mila Martiri rimasero, annesse all'altra silenzio ch'è nella prima parte del periodo.
  2. Ediz. 95 e 25: nè lecite nè buone.
  3. Nel Codice: è gran pericolo e errore.
  4. Aggiunge il medesimo, per chiosa inutile: cioè cominci.